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sabato 10 giugno 2017

Abusi sessuali sul chierichetto, processo al parroco pedofilo

Verrà giudicato a Pescara con il rito abbreviato don Vito Cantò, l'ex parroco della chiesa San Camillo De Lellis di Villa Raspa di Spoltore, accusato di abusi sessuali nei confronti di un suo chierichetto che all'epoca dei fatti aveva 15 anni.
Il processo davanti al collegio si era bloccato in attesa della decisione della Cassazione su una eccezione presentata dall'avvocato Giuliano Milia che assiste il prete. La questione sollevata era quella del "ne bis in idem": vale a dire nessuno può essere processato due volte per gli stessi fatti. Questo perché a carico di don Vito era già arrivata la condanna del tribunale ecclesiastico con una pena che don Vito sta già scontando.
Nell'ambito del processo canonico l'imputato era stato condannato all'interdizione perpetua dallo svolgimento di attività parrocchiali a contatto con i minorenni, alla sospensione per tre anni dal ministero sacerdotale, all'obbligo di dimora per cinque anni all'interno di un monastero di Roma e alla prescrizione di un "percorso psicoterapeutico". 
Ma i giudici della Cassazione hanno giudicato inammissibile l'istanza del difensore Milia e pertanto ieri è ripreso il processo davanti ai giudici del tribunale di Pescara che ha differito la decisione sulla stessa eccezione riproposta dalla difesa, al termine del dibattimento. E' stato a quel punto che la difesa di don Vito Cantò ha optato per il rito abbreviato condizionato, che è stato accolto dal collegio, con le contestuali richieste della difesa. E cioè di acquisire la documentazione relativa ad una chat tra la persona offesa ed altre persone, avvenuta tre anni dopo i fatti contestati al prete e che sono oggetto del processo.
La vittima degli abusi venne a suo tempo sentita nel corso di un incidente probatorio alla presenza di due esperti nominati dal gip che stabilirono l'attendibilità del ragazzo e, di conseguenza, delle accuse che mosse nei confronti del prete. 
«Don Vito mi ha detto: "vado a fare la doccia. Lascio la porta aperta, se vuoi mi puoi raggiungere" e io andai». E' uno dei passaggi del racconto della vittima che ricevette le attenzioni del parroco all'interno dell'abitazione di quest'ultimo. Una vicenda che venne fuori grazie alla collaborazione di un'amica del ragazzo che parlò con i genitori della vittima.

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